Benvenuto Lobina

(Villanovatulo 1914 – Sassari 1993)

È uno degli scrittori isolani più importanti del ‘900, scrittore bilingue di poesia e prosa. Comincia da giovane a scrivere poesie. A 14 anni vince un premio di poesia bandito dalla rivista della gioventù fascista “Il balilla”.

Nel 1932, a 18 anni, lascia Villanova per andare a lavorare nell’Ufficio postale di Cagliari. E nel 1933 fonda a Cagliari il circolo Futurista e inizia a pubblicare le sue poesie nel periodico letterario S’Ischiglia di Angelo Dettori e sulla rivista Futurismo di Mino Somenzi.

Le poesie di Lobina sono inizialmente con versi rimati in italiano, successivamente con versi liberi e poi sempre più liberi, seguendo l’esempio sperimentale del secondo Futurismo.

Nel 1935 parte volontario nell’Africa italiana, patendo otto lunghi anni di guerra, dalla Guerra di Etiopia fino a tutta la Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1943 rientra in Sardegna e comincia a lavorare presso l’Ufficio postale di Sassari. Gli anni ’50 e ’60 sono i migliori per la produzione letteraria di Lobina: le sue poesie cominciano a essere pubblicate sulla pagina della cultura del quotidiano sassarese La Nuova Sardegna. Ed è in questi anni che Lobina comprende veramente che la lingua che deve utilizzare è il Sardo campidanese del suo paese, Villanova Tulo.

Nel 1964 – primo scrittore campidanese ad aggiudicarsi questo premio – vince il “Premio Ozieri”, con la poesia “Chini scidi”, versi che raccontano del “Piano di rinascita” e di tutte le speranze dei Sardi per un futuro sereno.

Nel 1974 vince anche il premo nazionale di poesia “Città di Lanciano” e nello stesso anno stampa con Jaca Book la raccolta di poesie “Terra, disisperada terra”.

Dieci anni dopo, nel 1984, Lobina vince il premio “Casteddu de sa fae” di Posada con “Po cantu Biddanoa”, un romanzo storico scritto in Sardo, nella variante campidanese, che prende spunto dalla tradizione ispanoamericana di Màrquez, Borges e Vargas Llosa. Il romanzo si ambienta in Villanova Tulo dal 1912 fino al 1942 e racconta la storia di Luisicu, che vive a Villanova Tulo, un paesino povero e sperduto. Il protagonista è proprio Villanova e il luogo in cui i personaggi si animano è la piazzetta, un luogo in cui le cose semplici di ogni giorno entravano in sintonia con il mondo aspro e lontano, grande e terribile: con la Prima Guerra mondiale e con i 20 morti di Villanova, col Sardismo, il Fascismo e la Seconda Guerra Mondiale, anticipata dalla Guerra d’Africa.

“Po cantu Biddanoa” è un romanzo di grande importanza per l’intera letteratura sarda. Scritto in Sardo e solo successivamente tradotto in Italiano. Il Sardo utilizzato da Benvenuto Lobina è un Sardo a tre registri linguistici: la lingua che racconta la storia è una sorta di Campidanese unificato; i personaggi che interagiscono parlano in un sardo popolano di Villanova Tulo; i personaggi più colti utilizzano una varietà Campidanese che mutua parole e costrutti dalla lingua italiana.

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